Box "Violenza di stato"

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C'è chi vola da una finestra senza motivo e chi viene ritrovato "suicidato" in carcere. C'è il sangue e la mattanza della Diaz. In definitiva, un box per raccontare lo stato che uccide, violenta e si autoassolve.

***DIAZ VERGONA DI STATO
Genova, notte del 21 luglio 2001. Mentre i treni portavano via gran parte dei manifestanti, vittime poche ore prima di cariche indiscriminate, decine di agenti operavano una violentissima irruzione nella sede del Genoa social forum ferendo gravemente 63 persone e arrestandone 93 per associazione a delinquere. Accuse infondate che servivano a trovare dei capri espiatori per le violenze di piazza, utili a criminalizzare i movimenti contro il G8. In questo libro la ricostruzione dei fatti attraverso la requisitoria dei Pm pronunciata nel processo di primo grado che si concluderà con l’assoluzione della catena di comando e con lievi condanne per i responsabili di tale “macelleria messicana”.

***IMPICCATI
«La pena carceraria non deve consistere in trattamenti contrari al senso di umanità», lo dice la Costituzione. Ma chi conosce la realtà del carcere non si chiede perché ogni anno un centinaio di detenuti muore, ma piuttosto perché altre migliaia decidono di resistere. Nonostante tutto.
Anche i media sembrano essersene accorti: in carcere si muore sempre più spesso. Per suicidio, per malori o «per cause da accertare», un modo elegante per non dire che si viene ammazzati.
Questo libro racconta una serie di storie di detenuti che non ce l’hanno fatta a uscire vivi di galera. Storie diverse per vita, cultura, convinzioni politiche. Storie che continuano a sbiadire in desolate udienze di solitari tribunali, dove sfilano testimoni, agenti, direttori, educatori, parenti, alla ricerca di uno scampolo di verità e di giustizia.
Storie come quella recente e allarmante di Stefano Cucchi, o di Niki Aprile Gatti, incensurato, ritrovato impiccato nel bagno della sua cella, con molti particolari poco chiari. O quelle di Stefano Frapporti, arrestato per una manovra errata in bicicletta, che si sarebbe anche lui impiccato in una cella dopo poche ore. Del sindaco di Roccaraso Camillo Valentini che non resse alla vergogna dell’arresto e decise di legarsi un sacchetto di plastica sulla testa; le accuse mossegli si rivelerono poi incosistenti. Del suicidio annunciato della brigatista rossa Diana Blefari. Del tunisino Ben Gargi che si è lasciato morire di fame e per il quale nessuno ha predisposto una legge per garantirgli un’alimentazione forzata. Di Aldo Bianzino, trovato morto nella sua cella a Perugia, con una profonda lesione al fegato, a detta del magistrato «provocata dalle manovre di rianimazione dopo l’arresto cardiaco».
Introduce il libro un’approfondita analisi, ricca di dati e documentazione, sulla complessa realtà carceraria italiana.

***PINELLI: UNA STORIA
La vita di Giuseppe Pinelli è strettamente intrecciata a quella di Milano, luogo dell'impegno politico e degli affetti più profondi. Pino è nato nel 1928 in uno dei quartieri più popolari e ricchi di storia, porta Ticinese, una successione di case di ringhiera, di ballatoi affacciati sulle rumorose discussioni tra vicini, di trattorie operaie e posti di ristoro per i barcaioli che trasportano la ghiaia lungo i Navigli. Da che parte stare lo ha già deciso quando, appena sedicenne, diventa staffetta partigiana in una brigata libertaria. Questa è la sua storia, che non è solo la storia della diciassettesima vittima della strage di piazza Fontana, ma quella di un uomo che amava la sua famiglia ed era orgoglioso del suo mestiere, che leggeva poesie e faceva volare gli aquiloni, un uomo che ha vissuto con passione la sua epoca lottando per un mondo migliore. Fino all'ultimo. La sua vicenda esistenziale viene «accidentalmente » interrotta nella notte tra il 15 e il 16 dicembre del 1969, nel pieno della strategia della tensione e delle trame più oscure, ma è proprio lì, sotto quella finestra spalancata, che la sua storia individuale è diventata collettiva. Una storia che ci riguarda tutti. Una storia che non si è mai chiusa.