Box "Crimini fascisti" (include spedizione gratuita)

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L'occupazione italiana dei Balcani durante la Seconda guerra mondiale e in Etiopia aprì la strada a violenze di ogni tipo. Questo box ripercorre alcune delle storie più agghiaccianti dove l'Italia fascista si rese responsabile, direttamente e indirettamente, di violenze ai danni della popolazione  slava ed etiope.

***PLOTONE CHIMICO
In queste preziosissime memorie sul colonialismo italiano in Etiopia e in particolare sulla strage di Zeret, al rigore della testimonianza storica si intrecciano la pietà e l’amore per un popolo e un paese che hanno lasciato il segno nell’animo del soldato italiano Alessandro Boaglio. La società e la cultura indigene vengono viste con gli occhi di chi tornato in patria ricorda, rivive e rivede in chiave diversa comportamenti, azioni e stragi efferate delle quali l’autore è stato protagonista, essendo partito per l’impero come sergente maggiore di un reparto chimico.

***I MASSACRI DI LUGLIO
A partire dal 2004, in Italia, il 10 febbraio è dedicato per decreto alla “memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Per la parte politica che ha istituito una simile ricorrenza, si è trattato di una formidabile occasione per riscrivere la storia a uso e consumo di un delirio nazionalista, capace non soltanto di censurare un passato di crudele sopraffazione, ma anche di riabilitare il fascismo, sottraendolo alle inappellabili responsabilità rispetto ai crimini compiuti in patria e altrove. In modo particolare, nella ex Jugoslavia, gli italiani non furono affatto “brava gente”. Al contrario, come dimostra Giacomo Scotti, il terrorismo ai danni della popolazione civile e il massacro come strumento di controllo politico furono le principali caratteristiche dell’occupazione italiana dei territori balcanici: una storia scomoda, sanguinaria e vigliacca e, proprio per questo, rimossa dalla memoria ufficiale. “I massacri di luglio” colma la lacuna, respingendo con la forza della realtà la pericolosa ipocrisia del nuovo revisionismo di Stato.

***CAMICIE NERE SULL'ACROPOLI

«L’Europa ha conosciuto il fascismo italiano, il nazismo tedesco, il falangismo spagnolo e altri sistemi fascisti. Non temo però di sbagliare dicendo che quello ustascia è stato il superfascismo, il nazifascismo spinto ai suoi peggiori eccessi».

Sorto con l’idea di fare della Croazia un paese “etnicamente puro”, il movimento Ustascia, guidato dal duce croato Ante Pavelic, non faticò a trovare, in un’Europa destinata a precipitare nel baratro della seconda guerra mondiale, né criminali fonti di ispirazione, né, tanto meno, appoggi politici e militari. E così, se fu il fascismo di Mussolini a guidare, accogliere, addestrare e proteggere i nazionalisti croati, fino a mettere Pavelic alla guida dell’autoproclamato Stato indipendente di Croazia (1941), sarà il nazismo di Hitler a prendere velocemente il controllo della situazione, mentre nel cuore della Jugoslavia si dava il via al feroce massacro di serbi, zingari ed ebrei. Un olocausto dentro l’olocausto che Giacomo Scotti ricostruisce con rigore, mostrando come la storia e i crimini del movimento Ustascia non possono essere confinati tra le pieghe degli eventi bellici. Anche dopo la fine del conflitto e la disfatta subita a opera dei partigiani di Tito, infatti, a molti gerarchi croati, non diversamente a quanto accadde ai loro camerati italiani e tedeschi, furono garantite in occidente protezione e comode vie di fuga: avamposti dai quali, forti di cospicui finanziamenti atlantici, i peggiori criminali di guerra continuarono in chiave anticomunista la loro opera di destabilizzazione della Jugoslavia, le cui conseguenze sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti.