Sant'Anna di Stazzema - Storia e memoria della strage dell'agosto 1944

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Il 12 agosto 1944 Sant’Anna di Stazzema, un piccolo paese arroccato sulle Alpi Apuane e abitato prevalentemente da donne, bambini e vecchi sfollati, viene investito, apparentemente senza motivo, dalla furia nazista: 560 persone, di cui 150 bambini, sono barbaramente uccise e arse vive da un reparto delle SS nell’arco di poche ore. Nonostante si tratti della seconda strage in Italia per numero di morti civili, questa storia cadrà nell’oblio.
Gradualmente si strutturano infatti due diverse memorie dell’eccidio per molti anni totalmente inconciliabili: una interna al paese e legata all’elaborazione del lutto privato, l’altra esterna e pubblica, piegata alle convenienze politiche nazionali e internazionali. Per più di trent’anni la comunità martire combatte per rivendicare la propria memoria di fronte alla sordità offerta dalle istituzioni, dalla magistratura e dall’opinione pubblica. Sant’Anna di Stazzema non sale agli onori della celebrità come altre stragi italiane non perché meno sanguinosa o violenta, ma per un’infinita disputa sulle responsabilità e le motivazioni di ciò che accadde. La storia di questo paese e della sua tragedia non è stata consegnata all’oblio casualmente, ma in quanto testimonianza viva di una memoria complessa e contraddittoria: la memoria di chi non fu né fascista, né partigiano, ma cercò di fronte alla guerra civile di salvare la propria quotidianità.
Nell’anno in cui si celebrano le commemorazioni per il sessantesimo anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema e in cui si apre il nuovo processo contro i responsabili tedeschi, questa ricerca ha l’ambizione di offrire al lettore uno sguardo inedito sull’accaduto.