El minuto - Indagine su una storia napoletana nella Buenos Aires dei militari

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L’autore è il Pm napoletano noto per aver scoperto “Calciopoli”. Oltre al suo lavoro ha due grandi passioni: la sua città e l’Argentina.
Per caso scopre che nella terribile vicenda dei desaparecidos argentini degli anni Settanta, c’è anche una storia napoletana. È la storia di Rosaria Grillo, nata a Napoli, tra i 30mila desaparecidos assassinati dal regime dei militari dopo il golpe del ’76.
Con il piglio del Pm, intervistando parenti e sopravvissuti e studiando documenti e quotidiani dell’epoca, compie una vera e propria indagine sulla scomparsa di Rosaria, fornendo un apporto significativo all’investigazione sui responsabili della desapariciòn di altri sei militanti della Juventud Guevarista che come lei scomparvero nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1976. L’analisi dei sequestri dei giovani guevaristi di Buenos Aires dimostra infatti che, tra loro, esiste un filo unico e una stessa regia repressiva.
El minuto – così chiamavano i militanti la frazione di tempo a loro disposizione per organizzarsi in caso di arrivo della polizia – riassume compiutamente l’esperienza di vita che quei giovani vissero negli anni drammatici della dittatura militare di Videla. Anni in cui l’Italia si limitò a esprimere blande richieste di informazioni sulla sorte dei tanti cittadini italiani desaparecidos, per poi chiedere giustizia, in modo parziale e approssimativo, solo dopo la fine della dittatura.
Narducci con questo lavoro prova, per parte sua, a pagare il debito collettivo che il nostro paese ha con tutta questa terribile vicenda, la cui storia rimane in Italia ancora poco conosciuta. E produce un’indagine rigorosa ma con un forte trasporto emotivo, che restituisce anima e corpo a ognuno di quei ragazzi.
A chiudere, l’elenco di colpevoli e complici di quello che è stato definito un vero e proprio genocidio.

Pagine: 160

Ho sempre sostenuto che fosse importante far sapere che il genocidio produsse 30.000 assassinati/desaparecidos, circa 8.000 prigionieri politici nelle carceri, circa 500 figli sottratti dai terroristi di Stato alle madri detenute e un numero incalcolabile di esuli. Ma, tuttavia, da sole, le cifre non riescono a trasmettere il senso reale della tragedia.
Ogni numero di quella cifra immane, in realtà, riguarda una persona, una donna o un uomo, con un nome e una vita, carne viva, sangue e sudore nel momento del supplizio. Per questo credo sia importante, nella ricerca storica e nella trasmissione della memoria, far emergere e raccontare la vita delle persone, restituire un nome e un’identità a ciascuno di quei numeri, far conoscere chi erano quelle ragazze e quei ragazzi, far emergere dall’oblio – come un giorno mi ha detto uno dei testimoni incontrati nell’indagine – storie da tutti dimenticate.