Buon senso e utopia - Errico Malatesta

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Vi sono di quelli che per una ragione o l'altra non sono diventati fascisti e che tuttavia sono disposti a fare in nome della «rivoluzione» quello che i fascisti fanno in nome della «patria». Ma se per vincere si dovesse elevare la forca nelle piazze, io preferirei perdere.

A cura di Giampietro N. Berti

A causa della sua intensa vita militante, Malatesta non ha lasciato un'opera che possa dare organicamente conto del suo pensiero, sparso piuttosto negli innumerevoli articoli pubblicati sulla stampa anarchica. D'altronde, il tempo storico di Malatesta non è quello della fondazione della dottrina, ma quello della sua attuazione. La differenza sostanziale tra lui e i pensatori classici che lo hanno preceduto, in particolare Proudhon, Bakunin o Kropotkin, è infatti che questi ultimi erano impegnati a costruire la logica del discorso, mentre l'anarchico italiano è interessato a verificarne la coerenza interna e la validità effettuale. Non solo quindi l'azione è cruciale nel discorso malatestiano, ma il suo contributo teorico può essere colto in pieno solo nel quadro complessivo delle esperienze storiche del movimento anarchico italiano e internazionale. Questa antologia raccoglie dunque solo una piccola parte degli articoli scritti da Malatesta nei suoi sessant'anni di militanza, di fatto privilegiando gli ultimi dieci anni della sua vita, quando si ritrova in una congiuntura storica più favorevole a sviluppare appieno quella che è sempre stata la sua concezione del mutamento sociale: una saggia e dirompente miscela di buon senso e utopia.

Pagine: 272