Tra il fascio e la svastica - Storia e crimini del movimento Ustascia

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«L’Europa ha conosciuto il fascismo italiano, il nazismo tedesco, il falangismo spagnolo e altri sistemi fascisti. Non temo però di sbagliare dicendo che quello ustascia è stato il superfascismo, il nazifascismo spinto ai suoi peggiori eccessi».

Sorto con l’idea di fare della Croazia un paese “etnicamente puro”, il movimento Ustascia, guidato dal duce croato Ante Pavelic, non faticò a trovare, in un’Europa destinata a precipitare nel baratro della seconda guerra mondiale, né criminali fonti di ispirazione, né, tanto meno, appoggi politici e militari. E così, se fu il fascismo di Mussolini a guidare, accogliere, addestrare e proteggere i nazionalisti croati, fino a mettere Pavelic alla guida dell’autoproclamato Stato indipendente di Croazia (1941), sarà il nazismo di Hitler a prendere velocemente il controllo della situazione, mentre nel cuore della Jugoslavia si dava il via al feroce massacro di serbi, zingari ed ebrei. Un olocausto dentro l’olocausto che Giacomo Scotti ricostruisce con rigore, mostrando come la storia e i crimini del movimento Ustascia non possono essere confinati tra le pieghe degli eventi bellici. Anche dopo la fine del conflitto e la disfatta subita a opera dei partigiani di Tito, infatti, a molti gerarchi croati, non diversamente a quanto accadde ai loro camerati italiani e tedeschi, furono garantite in occidente protezione e comode vie di fuga: avamposti dai quali, forti di cospicui finanziamenti atlantici, i peggiori criminali di guerra continuarono in chiave anticomunista la loro opera di destabilizzazione della Jugoslavia, le cui conseguenze sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti.

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